messaggio di benedetto xvi ai volontari italiani di prociv

Sono molto lieto di accogliervi e di rivolgere il mio cordiale benvenuto
a ciascuno di voi. Saluto i Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio
e tutte le Autorità. Saluto il Dott. Guido Bertolaso, Sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Capo del Dipartimento della
Protezione Civile, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto
a nome di tutti e per tutto quello che fa per la società civile e per
tutti noi. Saluto il Dott. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri, presente a questo incontro. Rivolgo il mio
affettuoso saluto ai numerosi volontari e volontarie e ai rappresentanti
di alcune componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile.
Questo incontro è stato preceduto da un gioioso momento di festa, allietato
anche dalle esecuzioni musicali dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.
A tutti il mio grato pensiero. Avete voluto ripercorrere l’attività svolta
dalla Protezione Civile negli ultimi dieci anni, sia in occasione di emergenze
nazionali e internazionali, sia nell’attività di supporto a grandi e particolari
avvenimenti. Come non ricordare, a tale proposito, gli interventi a favore
dei terremotati di San Giuliano di Puglia e, soprattutto, dell’Abruzzo?
Io stesso, visitando, nell’aprile scorso, Onna e l’Aquila, ho potuto constatare
di persona con quanto impegno vi siete prodigati per assistere coloro
che avevano perduto i propri cari e le abitazioni. Mi sembrano appropriate
le parole che vi rivolsi in quella occasione: "Grazie di ciò che
avete fatto e soprattutto dell’amore con cui l’avete fatto. Grazie dell’esempio
che avete dato" (Discorso nell’incontro con i fedeli e il personale
impiegato nei soccorsi, 28 aprile 2009). E come non pensare con ammirazione
ai tanti volontari e volontarie che hanno garantito assistenza e sicurezza
alla folla sterminata di giovani, e non solo, presente all’indimenticabile
Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, o venuta a Roma per l’ultimo
saluto al Papa Giovanni Paolo II?
Cari volontari e volontarie della Protezione Civile: so che avete molto
desiderato questo incontro; posso assicurarvi che questo era anche il
mio vivo desiderio. Voi costituite una delle espressioni più recenti e
mature della lunga tradizione di solidarietà che affonda le radici nell’altruismo
e nella generosità del popolo italiano. Il volontariato di Protezione
Civile è divenuto un fenomeno nazionale, che ha assunto caratteri di partecipazione
e di organizzazione particolarmente significativi e oggi comprende circa
un milione e trecentomila membri, suddivisi in oltre tremila organizzazioni.
Le finalità e i propositi della vostra associazione hanno trovato riconoscimento
in appropriate norme legislative, che hanno contribuito al formarsi di
un’identità nazionale del volontariato di Protezione Civile, attenta ai
bisogni primari della persona e del bene comune.
I termini ‘protezione’ e ‘civile’ rappresentano delle precise coordinate
ed esprimono in maniera profonda la vostra missione, direi la vostra ‘vocazione’:
proteggere le persone e la loro dignità – beni centrali della società
civile - nei casi tragici di calamità e di emergenza che minacciano la
vita e la sicurezza di famiglie o di intere comunità. Tale missione non
consiste solo nella gestione dell’emergenza, ma in un contributo puntuale
e meritorio alla realizzazione del bene comune, il quale rappresenta sempre
l’orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei momenti delle
grandi prove. Queste sono un’occasione di discernimento e non di disperazione.
Offrono l’opportunità di formulare una nuova progettualità sociale, orientata
maggiormente alla virtù e al bene di tutti.
La duplice dimensione della protezione, che si esprime sia durante l’emergenza
che dopo, è bene espressa dalla figura del buon Samaritano, tratteggiata
dal Vangelo di Luca (cfr Lc 10,30-35). Questo personaggio ha dimostrato
certamente carità, umiltà e coraggio assistendo il malcapitato nel momento
del massimo bisogno. E questo quando tutti - alcuni per indifferenza,
altri per durezza di cuore - girano lo sguardo dall’altra parte. Il buon
Samaritano insegna, però, ad andare oltre l’emergenza e a predisporre,
potremmo dire, il rientro nella normalità. Egli, infatti, fascia le ferite
dell’uomo riverso a terra, ma poi si preoccupa di affidarlo all’albergatore
affinché, superata l’emergenza, possa ristabilirsi.
Come ci insegna la pagina evangelica, l’amore del prossimo non può essere
delegato: lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il
welfare, non possono sostituirlo. Come ho scritto nell’Enciclica Deus
caritas est: "L’amore sarà sempre necessario, anche nella società
più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere
superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si
dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza
che necessita di consolazione, di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre
ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile
un aiuto nella linea di un concreto amore del prossimo" (n. 28).
Esso richiede e richiederà sempre l’impegno personale e volontario. Proprio
per questo, i volontari non sono dei "tappabuchi" nella rete
sociale, ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto
umano e cristiano della società. Senza volontariato, il bene comune e
la società non possono durare a lungo, poiché il loro progresso e la loro
dignità dipendono in larga misura proprio da quelle persone che fanno
più del loro stretto dovere.
Cari amici! Il vostro impegno è un servizio reso alla dignità dell’uomo
fondata sul suo essere creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen
1,26). Come ci ha mostrato l’episodio del buon Samaritano, ci sono sguardi
che possono andare nel vuoto o addirittura nel disprezzo, ma vi sono anche
sguardi che possono esprimere amore. Oltre che custodi del territorio,
siate sempre più icone viventi del buon Samaritano, conferendo attenzione
al prossimo, ricordando la dignità dell’uomo e suscitando speranza. Quando
una persona non si limita solo a compiere il proprio dovere nella professione
e nella famiglia, ma s’impegna per gli altri, il suo cuore si dilata.
Chi ama e serve gratuitamente l’altro come prossimo, vive ed agisce secondo
il Vangelo e prende parte alla missione della Chiesa, che sempre guarda
l’uomo intero e vuol fargli sentire l’amore di Dio.
Cari volontari e volontarie, la Chiesa e il Papa sostengono il vostro
prezioso servizio. La Vergine Maria, che va "in fretta" dalla
cugina Elisabetta per aiutarla (cfr Lc 1,39), sia il vostro modello. Mentre
vi affido all’intercessione del vostro patrono, san Pio da Pietrelcina,
assicuro il mio ricordo nella preghiera e con affetto imparto a voi e
ai vostri cari la Benedizione Apostolica.
CITTA' DEL VATICANO, sabato, 6 marzo 2010